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Rosolino: Pellegrini? FIN imponga educazione

PERSONAGGI (Nuoto). Il vegliardo pluridecorato e il talentino pinnato. Quando Gregorio Paltrinieri nasceva, nel settembre 1994, Massimiliano Rosolino aveva 16 anni e già aveva intrapreso la scalata che lo avrebbe portato, di lì a 6 anni, al vertice del nuoto italiano e, a Sydney 2000, di quello olimpico. Ora però, i riflettori sono più per il “grissino” poco più che compirà domani 19 anni: con il suo bronzo nei 1500 Sl ha salvato, se così si può dire, la rappresentativa maschile al mondiale di Barcellona. E pensare che proprio a Barcellona, nel 2003, nel vedere Rosolino e il mostro australiano Ian Thorpe duettare, scattò in lui la passione totale per l’acqua. “Devo essere sincero – spiega “Greg” – in realtà Thorpe mi entusiasmava. Ma il fatto che oggi tanti mi accostino a Max mi inorgoglisce. Che dire? Il bronzo mondiale è stato un grande risultato, ma non voglio fermarmi. Quest’anno non avrò più la scuola e voglio allenarmi al top: c’è un Europeo da preparare, dove tutti nei 1500 mi danno favorito per l’oro. Poi però si sa come vanno queste cose: ti capitano uno o due giorni storti e favorito un corno. Voglio lavorare, curare meglio i particolari e intraprendere un percorso triennale che, mi auguro, culminerà a Rio 2016”.

Max Rosolino, che insieme a Paltrineri ha fatto da testimonial all’Happy Meal Camp nel centro sportivo in via Lungotevere Flaminio a Roma, è certo delle doti di “Greg”. “Già a 16 anni andava come un razzo, può solo migliorare. Certo, ha il vantaggio di fare solo i 1500 che però può rivelarsi uno svantaggio: io riuscivo a spaziare dallo stile ai misti e gli allenamenti erano meno monotoni. Poi lui per vincere 60 medaglie come ho fatto io dovrà gareggiare fino a 60 anni (e ride…)”. Rosolino non può mancare di fare un accenno anche sulla diatriba tra Federnuoto e Federica Pellegrini. “Penso che l’amore fra la Pellegrini e la Fin debba essere eterno, mi auguro che lei continui a vincere nei prossimi tre anni e che la Federazione la appoggi, ma la Fin deve imporsi in alcune cose. L’educazione è la prima cosa. Le polemiche andrebbero affrontate con più serietà – ha proseguito il nuotatore all’evento organizzato da McDonald’s – ma a sedersi al tavolo devono essere i dirigenti e non gli atleti. Federica è sempre stata appoggiata e quando ha scelto di cambiare allenatore è stata accontentata. E’ stata elogiata quando ha vinto e rappresenta per l’Italia un’icona di come tanti bambini cercano di avvicinarsi allo sport”.

Valerio Mingarelli

Giornalista professionista dal 2008, scribacchino e menestrello radio-televisivo fin dal 2001. Con un unico credo: se una cosa puoi sognarla, puoi realizzarla. E raccontare storie di sport è una di queste. Da viandante, e non da prostituta. Ma soprattutto senza smettere mai di imparare, perché in questo mestiere non si è mai arrivati.

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