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Autolesionismo all’italiana

Di   /  28 Agosto 2013  /  1 Commento

TORINO. Che sia in atto una guerra di potere, o di clan dipende dai gusti letterari, all’interno del mondo degli sport acquatici italiani con un tutti contro tutti che ormai non lascia trascorrere giornata senza lettere aperte, comunicati, botta e risposta è evidente. Ancor più chiaro è che il tutto si stia manifestando come una resa dei conti che pochissimo hanno a che fare con i risultati sportivi e che tra le truppe in battaglia vede sfilare giornalisti, dirigenti federali e di società, atleti. Da chi nel valutare la spedizione di Barcellona, non eccezionale siamo stati anche a noi a definirla in questi termini, sui giornali deliberatamente si è fermato alle due medaglie nel nuoto in corsia dimenticando le due targate Tuffi, lo splendido Oro di Martina Grimaldi, il quarto posto del Settebello per poi informare in maniera sommaria su una questione di rimborsi/premi che poco di misterioso avevano. L'”eccellenza”, o una parte di essa, del movimento italiano, Federica Pellegrini e i pallanuotisti del Settebello si sono trovati all’interno di un gioco più grande di loro, tirati per la giacchetta, in discussioni che dovrebbero riguardare solo i dirigenti e non gli atleti.

Esagerata è stata la reazione di Federica Pellegrini che ha perso nell’operazione molti più punti simpatia di quanti fosse riuscita a guadagnare a in questa stagione, quanto meno malaccorta è la reazione dei giocatori recchelini che costituiscono l’ossatura del Settebello. In un paese dove il campionato di Pallanuoto è fenomeno geograficamente ridotto e dall’interesse molto limitato, l’occhio di bue si accende su di loro solo in occasione degli impegni della nazionale. Il boicottaggio, o la minaccia, non porta niente sul tavolo della risoluzione dei problemi che peraltro li riguardano solo di striscio, visto che lo stesso Maurizio Felugo ha confermato di avere ricevuto tutti i premi promessi, ed è un puro atto di autolesionismo.

Mentre attendiamo il previsto incontro tra il presidente del Coni Malagò e il presidente federale Barelli, tenendo comunque presente che il primo è tutt’ora presidente della Canottieri Aniene, una delle corazzate del nuoto, nella speranza che avvenga qualcosa di risolutivo non ci resta che sperare che gli atleti, le “eccellenze”, evitino di farsi coinvolgere in questo gioco al massacro dal quale hanno solo da perdere.

About

Manager di una multinazionale, da quasi 50 anni guardo allo sport con gli occhi sognanti dell'eterno ragazzo. Negli ultimi anni, fulminato dall'aria olimpica respirata nella mia Torino, ho narrato lo sport a cinque cerchi, quello che raramente trova spazio nei media tradizionali. Non disdegno divagazioni nel calcio, mettendo da parte l'anima tifosa, che può ancora regalare storie eccezionali da narrare a modo mio.

1 Comment

  1. Gabriele Dente ha detto:

    Oramai mi sembra che questa federazione abbia molti nemici.
    Anch’io sono d’accordo sul fatto che i giocatori dei club abbiano tutto da perdere (anzi, per me la loro presa di posizione è proprio presuntuosa). Tuttavia dall’esterno mi chiedo: perché si levano sempre più voci a contestare le politiche (?) federali? Da che cosa dipende questo malessere (e malanimo) generalizzato? Possibile che alla FIN facciano tutto come si deve e che nessuno abbia il diritto di esprimere un giudizio o dare un suggerimento per cercare di migliorare gestione tecnico-amministrativa e risultati poco brillanti (rimarcati dalla stessa Pellegrini)?
    I fallimenti, nello sport come nella vita, possono sempre verificarsi; negarli in continuazione, fare finta di niente, appellarsi a ogni genere di scusa fa saltare la mosca al naso.

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