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E se per una volta applaudissimo le vittorie altrui?

Di   /  19 Gennaio 2014  /  Nessun commento

TORINO. Vi è un vezzo, anzi un malcostume, tutto italiano, sostenuto da chi fa o pretende (all’inglese, ovvero fa finta) di fare [cattiva] informazione per il quale si devono sempre trovare ragioni esogene per esaltare gli italiani. E allora siamo spesso “i primi degli europei”, Carolina Kostner (giù il cappello per la longevità agonistica ad altissimi livelli) la prima delle maggiorenni, quando a un mese da Sochi si scopre che solo 12 sciatori (ora grazie a vittorie in qualche gara FIS sono 14) andranno alle Olimpiadi la colpa è delle regole (conosciute da due anni) e non da una cattiva programmazione.

I contingenti dello Sci Alpino e i commenti che si sentono e si leggono in giro dopo la vittoria ai Campionati Europei di Julia Lipnitskaia, 15 anni e sette mesi, davanti a Adelina Sotnikova, 17 anni e sei mesi, e a Carolina Kostner, 26 anni e 11 mesi, sono solo gli ultimi due esempi. Lasciando da parte i gusti personali, che hanno ampio diritto di cittadinanza, la Kostner quarta agli Europei del 2003 a 16 anni non ancora compiuti era per questa corrente di pensiero la ragazza prodigio mentre la Sotnikova che l’anno scorso (sedicenne e mezzo) andava benissimo come valletta di Carolina ora che vince non va bene. Il non accettare le meritate vittorie altrui, eccezionali le due russe a Budapest, trovando scuse, distinguo pelosi, facendo passare il messaggio che le regole sfavoriscono i nostri beniamini, in altre occasioni dare la colpa all’arbitro sono tutti sintomi di una mancata educazione sportiva. Il fatto che una parte di chi informa trasmetta questo vulnus è una delle ragioni per le quali si continua a vivere in una deriva culturale che non fa bene al nostro sport.

  • Pubblicato: 6 anni ago on 19 Gennaio 2014
  • di:
  • Ultima modifica: gennaio 20, 2014 @ 8:46 am
  • Categoria: Il Punto

About

Manager di una multinazionale, da quasi 50 anni guardo allo sport con gli occhi sognanti dell'eterno ragazzo. Negli ultimi anni, fulminato dall'aria olimpica respirata nella mia Torino, ho narrato lo sport a cinque cerchi, quello che raramente trova spazio nei media tradizionali. Non disdegno divagazioni nel calcio, mettendo da parte l'anima tifosa, che può ancora regalare storie eccezionali da narrare a modo mio.

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