A Innsbruck la rivincita di “Pierino la Peste”

STORIE. Sono trentasette le medaglie d’Oro italiane alle Olimpiadi invernali e Olympialab, seguendo il rintocco del conto alla rovescia verso la Cerimonia di Apertura, vi propone ogni giorno il loro racconto: non pura cronaca ma una lunga storia sul filo dorato di 56 anni di Giochi Olimpici.

 

A Innsbruck la rivincita di “Pierino la Peste”

Piero Gros8 dicembre 1972: il circo della neve si ritrova per il gala di apertura della Coppa del Mondo, il Criterium della Prima Neve di Val d’Isere, dove tre anni prima per la prima volta si era imposto all’attenzione di tutti Gustavo Thoeni che pochi mesi prima alle Olimpiadi di Sapporo ha conquistato la medaglia d’Oro nello Slalom Gigante e la medaglia d’Argento nello Slalom Speciale. Il campione di Trafoi non è ancora in condizione, forse paga, nonostante il suo aspetto da Robocop non incline alle emozioni, il rilassamento postolimpico. La prima manche viene dominata dal norvegese Haaker ma nel terzo gruppo di merito, quando ormai il tracciato è segnato da buche profonde mezze metro e qua e là affiorano pietre e ciuffi d’erba, un ragazzone italiano da un metro e ottantaquattro, ottiene tra lo stupore di tutti il secondo tempo a 63 centesimi dal norvegese. Il suo nome è Piero Gros, ha compiuto 18 anni il 30 ottobre. Arriva da Jouvenceaux, una frazione di Sauze d’Oulx in alta Val di Susa e a Val d’Isere è arrivato con la sua macchina. Come tutti i valligiani scia da quando ha iniziato a camminare ma sono solo due o tre anni che ha iniziato a fare sul serio nel tempo libero che riesce a ritagliarsi dal lavoro nella segheria del padre. Nella stagione precedente ha ottenuto il settimo posto nella classifica di Coppa Europa vinta da Ilario Pegorari; tre giorni prima a Courchevel ha chiuso al terzo posto uno Slalom di Coppa Europa. Nelle seconda manche per un certo numero di discese in testa alla classifica provvisoria è l’azzurro Helmut Schmalzl con il tempo complessivo di 3’29”73. Solo Haker, nonostante una incertezza nel finale, riesce a scavalcarlo, 3’28”07. Poi scende, con tutta la sua irruenza e l’incoscienza della sua gioventù, Pierino: all’imbocco del canalino finale ha giù recuperato tutto lo svantaggio che aveva nella prima manche, si getta sul traguardo, tutti gli sono addosso. Ha vinto con 8 centesimi di vantaggio su Haker, Schmalzl è terzo, Gustavo Thoeni è settimo a 3”22, Zandegiacomo nono a 3”44.

Gros è travolto dall’entusiasmo; dopo aver incassato il premio di un milione e ottocentomila lire con il quale acqusiterà una Lancia Fulvia HF, ritorna a Sauze, il tempo di qualche festeggiamento e un saluto e parte per Roma dove deve sostenere l’esame per entrare nella Guardia di Finanza, riparte direzione Madonna di Campiglio dove è in programmo il primo Slalom della stagione, sulla leggendaria pista della Tre-Tre. Nella prima manche il più veloce è il tedesco Christian Neureuther con 48”90, Gustavo è secondo con quattro centesimi di ritardo, il terzo è lo statunitense Bob Cochran in 49”65. Con il pettorale 42, ma le condizioni della pista sono decisamente migliori che in Francia, Gros stacca il quarto tempo, 49”84. Seconda manche: Thoeni per la prima volta in stagione è perfetto nella sua discesa, 51”55 per un tempo totale di 1’40”48. Neureuther non riesce a difendere la sua posizione, sul tempo delle due manche paga 20 centesimi all’azzurro. Cochran mantiene il terzo posto. Nel terzo gruppo, Gros non sbaglia nulla, centrale. Potente e fluido: ottiene il miglior tempo di manche in 50”57, il suo tempo totale è migliore di quello di Thoeni di 7 centesimi. Il giovane piemontese vince anche in Slalom, i giornali titolano “E’ il nuovo Thoeni”, Pierino cerca di schernirsi, si scusa con il campione per avergli rubato la vittoria, “non sono ancora un campione”. Ma è già Gros-mania, nella giornata che che passa prima del Gigante, è costretto ad andare a Milano negli studi della Rai dove Sandro Ciotti non lo fa praticamente parlare, ritorna a Madonna di Campiglio con un diavolo per capello. Nel Gigante sia lui sia Thoeni cadono, Schmalzl è terzo.

In quegli anni le classifiche di partenza vengono solo aggiornate ad inizio stagione e Gros deve fare in ogni gara i conti con un numero di partenza impossibile. In quella stagione non arrivano altre vittorie ma Pierino riesce altre cinque volte ad entrare nei primi dieci della classifica. E’ quarto nello Slalom di Kitzbuhel e nel Gigante di Naeba, quinto nei Giganti di Megeve e Mont St.Anne, ottavo sempre tra i pali larghi ad Anchorage. Nella stagione dell’esordio chiude la Coppa del Mondo decimo in classifica generale, quarto pari merito con Thoeni in quella di Gigante e sesto in quella di Slalom. Nel frattempo con l’inizio delle grandi classiche di gennaio, Gustavo ha trovato la condizione migliore la sua terza sfera di cristallo.

Gros finalmente entra in primo gruppo e la stagione 1973/74 è quella della sua esplosione. A dicembre è terzo nel Gigante di Val d’Isere e vince lo Slalom di Vipiteno; Il 7 gennaio nel Gigante di Berchtesgaden è il vincitore nella gara che entra nella leggenda dello sci italiano per l’affermazione della squadra azzurra che piazza cinque atleti ai primi cinque posti: Gustavo Thoeni è secondo, terzo Erwin Stricker, quarto Helmut Schamlzl, quinto Tino Pietrogiovanna. Una impresa della quale non esistono immagini poichè la TV tedesca non garantì le riprese. Piero Ratti, inviato della Gazzetta dello Sport quel giorno ribattezza Berchtesgaden, sede del Nido d’Aquila di hitleriana memoria, “Il nido degli italiani”. Qualche settimana dopo Pierino vince anche a Morzine ed è secondo ad Adelboden. A marzo vince lo Slalom di Voss e il Gigante di Vysoke Tatry. Si aggiudica la Coppa del Mondo generale con 16 punti di vantaggio su Gustavo Thoeni e 19 sull’austriaco Hansi Hinterseer, domina con le sue tre vittorie, quella di Gigante e, nonostante le due vittorie, è quarto in quella di Slalom Speciale che ga a Thoeni. A febbraio, però, Gros esce deluso dai Campionati Mondiali di St.Moritz. Arrivato in Svizzera con tanto di dichiarazioni di vittoria, l’ancora diciannovenne azzurro si deve accontentare della medaglia di Bronzo nello Slalom Gigante dove, nella manche decisiva ottiene il secondo miglior tempo della compagnia ma è scavalcato dalla eccezionale rimonta di Hinterseer che acciuffa la medaglia d’Argento dietro al regolarissimo Thoeni e sette centesimi davanti a Gros. E’ un’altra rimonta, storica, a scalzarlo dal podio nello Slalom. Pierino ha il miglior tempo nella prima manche, Thoeni è ottavo con un secondo e mezzo di svantaggio. La seconda manche di Gustavo è la migliore manche che si sia mai vista nella storia dello sci: Thoeni danza tra i pali, pennella ogni passaggio, rifila in una discesa di 51 secondi 2”18 al primo degli umani, l’austriaco Zwilling. Il parterre impazzisce, il direttore tecnico Cotelli urla la sua gioia nelle ricetrasmittenti, “E’ Oro, è Oro” ma al cancelletto di partenza c’è ancora Gros. Parte alla “o la va o la spacca”, sbaglia alla seconda porta, prosegue, inciampa e alza bandiera bianca. Per l’unica volta nella sua carriera piange.

Nella stagione successiva, Gros è scatenato tra dicembre e gennaio: vince ancora il Gigante di apertura di Val d’Isere e quelli di Madonna di Campiglio e Adelboden, gli Slalom di Garmisch e Kitzbuhel. Al contrario la prima vittoria di Thoeni arriva il 30 gennaio nello Slalom di Chamonix ma Gustavo disputa anche le Discese per fronteggiare l’attacco dell’austriaco Klammer. Pierino non vince più nella stagione, mentre appare la stella del diciannovenne svedese Ingemar Stenmark; con Gros tagliato fuori dai giochi, la sfera di cristallo si gioca nello Slalom Parallelo finale in Val Gardena. Trentadue sciatori in gara, uno contro l’altro. Pierino, poco motivato, viene eliminato al primo turno da Paul Frommelt. La conclusione è quella che tutti si aspettano: una finale tra Thoeni e lo svedese che vale la sfera di cristallo. Stenmark incoccia in una porta, per Gustavo è la quarta Coppa del Mondo, Gros chiude al quarto posto in classifica generale preceduto anche dal discesista Franz Klammer.

Inizia la stagione che porta alle Olimpiadi di Innsbruck. Gustavo Thoeni vince i Giganti di Val d’Iserè e di Adelboden, Fausto Radici lo Slalom di Garmisch. Nelle discipline tecniche dove impazza Stenmark sono le uniche vittorie prima dei Giochi. Piero Gros, che vuole vendicarsi nell’appuntamento a cinque cerchi della delusione dei Mondiali di St.Moritz, colleziona podi: è secondo negli Slalom di Garmisch e Wengen dove, dopo essersi impegnato anche sulla Discesa del Lauberhorn, è secondo anche in Combinata, e nel Gigante di Morzine. E’ terzo nei Giganti di Val d’Isere e Campiglio, negli Slalom di Vipiteno, Schladming e Kitzbuhel.

Ad Innsbruck, nello Slalom Gigante la squadra azzurra, che si allena a Brunico e si trasferisce in Tirolo solo prima di ogni gara, presenta al via Thoeni, Gros, Fausto Radici e Franco Bieler. Lunedì 9 febbraio si disputa la prima manche: Gustavo sembra mettere una serissima ipoteca sul bis olimpico. Pur pagando all’intermedio 94 centesimi sullo svizzero Good si scatena nella seconda parte della pista e ottiene il miglior tempo con 41 centesimi di vantaggio su Good, 1”22 su Hemmi, 1”39 su Mahre, Gros è quinto a 1”59, Stenmark ottavo a 2 secondi e mezzo. L’indomani la valanga azzurra si scioglie, Pierino esce di pista intorno al trentesimo secondo di gara, Thoeni per una volta nella vita sente la pressione di dover salvare la barca azzurra incassa nella seconda manche due secondi e mezzo di ritardo da Stenmark, due secondi dal barbuto svizzero Hemmi, un secondo da Good e scivola al quarto posto. Hemmi è Oro, Good Argento, Stenmark Bronzo.

Sulla strada del ritorno verso Brunico iniziano i primi processi, il direttore tecnico Cotelli è nell’occhio del ciclone, Thoeni vive uno dei momenti più amari della sua carriera, Gros non parla per due giorni poi dice, riferendosi all’ultima gara, “Devo vincere, capisco che solo un successo può farmi ritornare il sorriso”. Non riesce a dormire, la sera cerca di tirare tardi con i giornalisti presenti a Brunico per non rimanere da solo. Lo Slalom Speciale è l’ultima chance per evitare il fallimento. Il venerdì, vigilia della gara, Gros non vuole parlare, al giornalista che lo chiama al telefono dice “Ne parliamo domani. Domani ne avremo, ne avrete dei discorsi. Adesso è meglio tacere, tenersi la rabbia dentro”. L’ansia di Thoeni è tutta in una battuta indicando i tifosi. “Quelli lì battono sempre le mani, ma domani se non vinciamo battono noi”.

Piero Gros

La mattina della gara sulla Lizum il tempo è da lupi, nevica e la visibilità è scarsissima, Gros e Bieler arrivano sulla pista per la ricognizione, gli addetti non li riconoscono e non vogliono farli entrare, loro si fanno strada di forza. Una altra stilla di nervosismo che si aggiunge. Nella prima manche il più veloce è Willie Frommelt dal Liechtenstein in 59”98. Gli azzurri sono contratti. Gustavo Thoeni non trova la fluidità ed è secondo con un ritardo di 57 centesimi. Piero Gros attacca in partenza poi sembra rallentato dalla paura di un’altra uscita di pista, è quinto a 1”25 preceduto anche da Franco Bieler, quarto. Stenmark è nono a 2”36 mentre il quarto azzurro, Fausto Radici, che patisce la cattiva visibilità, dopo aver fatto segnare il miglior intertempo esce di pista. Il primo a scendere nella seconda manche tra i pretendenti ad una medaglia è Gros: attacca dall’inizio alla fine, vi è nell’aria il profumo dell’impresa. Piomba sul traguardo con il tempo di 1’02”06 rifilando quasi 4 secondi al campione olimpico di Sapporo, lo spagnolo Ochoa. Tocca a Thoeni, Gros appoggiato nell’area di arrivo sui bastoncini è pallido, le mani sugli occhi: patisce un po’ in alto, all’intermedio paga 4 decimi a Pierino ma è ancora in vantaggio di 3; sbaglia ancora e all’arrivo perde un secondo nella manche da Gros e mezzo secondo nel computo totale. Il piemontese in cuor suo capisce, così confesserà dopo, che almeno l’Argento dovrebbe essere al sicuro. Frommelt – tra le due manche Cotelli ha detto che non sa sciare ma solo fare correre gli sci – all’intermedio è indietro di sette decimi – Gros continua a stare a capo chino cercando di comprendere quello che accade dal brusio del pubblico – rovina tutto nel curvone che immette nello schuss finale e scivola dietro a Gustavo. Ingemar Stenmark parte alla disperata, nella prima parte guadagna 54 centesimi su Pierino ma perde il controllo degli sci e cade malamente. Cotelli urla “E’ saltato, è saltato” e l’azzurro sembra percorso da una corrente elettrica, bisogna ancora aspettare un paio di minuti. Esce anche Bieler che poteva puntare ad una medaglia, un gesto di stizza di Gros. L’ultimo pericolo arriva da Junginger, terzo nella prima manche che non si ripete e finalmente Pierino può liberare in un urlo la sua gioia e inizia a saltare e darsi pacche sulla testa.I suoi occhi si riempiono di serenità, “Dire cosa provo è impossibile, sono felice da morire. Come quando vinsi la Coppa, forse, ma questa volta è ancora più bella: il titolo olimpico dura quattro anni”. Seppure abbia solo 22 anni, 3 mesi e 13 giorni, non lo sa ma è la sua ultima vittoria in carriera. La più attesa.

(10. continua)

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