Doping: Nuoto scosso   da una ondata di casi

Oral-Turinabol
Oral Turinabol – confezione esposta a Berlino al Museo della DDR

DOPING & CO. Lo sottolinea questa mattina Swimbiz, il Nuoto negli ultimi mesi ha iniziato a essere (ri-essere per chi non ha la memoria corta) nel occhio del ciclone. Prima dei Campionati Mondiali di Barcellona, dopo la squalifica per un anno dell’estone Anita Stepanenko alla quale l’allenatore, bandito a vita, aveva somministrato Stanozolol (un anabolizzante), dalla Russia arrivò la squalifica di Nikita Maksimov per due anni a causa della sua positività all’Oral-Turinabol, uno steroide anabolizzante, vietato già decenni fa e famoso per essere uno dei prodotti di punta del doping di stato della DDR tra gli anni Settanta e Ottanta. Pochi mesi prima, in primavera, la squalifica prima della campionessa europea in vasca corta, la dorsista Ksenia Moskvina per ben 6 anni dopo essere stata trovata positiva per la seconda volta in un anno ad uno stimolante, la dimetilamilamina, e due giorni dopo di Natalia Lovtsova, due anni e mezzo la squalifica, e Ekaterina Andreeva, un anno e mezzo, positive allo stesso stimolante.

Si parla di un Beta2 agonista, consentito solo per inalazione e dopo aver ottenuto una esenzione terapeutica, nella squalifica per tre mesi del danese Frans Johannessen per la sua positività alla terbutalina agli Open di Copenhagen la cui notizia è arrivata da un paio di settimane mentre è di questi giorni la notizia della positività in competizione del canadese Dmitry Shulga per un altro stimolante.

Una lista che, se guardiamo al solo 2013, si allunga con il polacco Jakub Jonczyk, un anno per dimetilamilamina, il sudafricano Warren Scott Karsten, due anni per norandosterone, la rumena Alexandra Radu, due anni per il vecchio ma evidentemente efficace Turinabol, il bulgaro Alexander Nikolov, Stanozolol.

Tutte positività per test in competizione; il Nuoto ha decisamente un problema da affrontare

 

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