Londra un anno dopo:   i ricordi di un tifoso (2)

Foto: Rosario De Cesare
Foto: Rosario De Cesare

STORIE. Venerdì 27 luglio è stato celebrato l’anniversario della Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi di Londra. A Olympialab potevamo ricordarle in mille modi ma abbiamo scelto di celebrarlo attraverso il racconto in tre parti, arrivato nella casella postale attraverso YouLab il servizio che trasforma tutti i lettori in autori, di un appassionato che nella capitale britannica c’era per godersi la festa dello sport. E’ Rosario De Cesare, un affezionato lettore, a consegnarci il suo “Diario (critico) di un italiano”

WELCOME TO … OURSELVES

“I Giochi aperti al mondo” è da sempre il messaggio Olimpico, e Sebastian Coe assieme a tutta l’organizzazione ne hanno fatto una bandiera. Detto del Wi-Fi non disponibile agli ospiti, uno dei tanti leitmotiv di Londra era l’apertura dei parchi ai visitatori, per poter ammirare sui maxi-schermi le imprese dei Giochi, a partire dalla cerimonia d’apertura.

Il giorno di apertura dei giochi, siamo stati ad Hyde Park, dove era previsto anche un concerto, ed a Victoria Park dove c’era solo lo schermo; mentre nel primo si pagava un botto di sterline per vedere anche i Duran Duran, nel secondo l’ingresso era gratuito, ma i biglietti li dovevi prenotare in largo anticipo su internet. Questo valeva in tutti i parchi.

Ma dove prenotarli, visto che sui media di tutto il mondo non se ne faceva cenno? Ma ovvio, sul sito BT, bastava vedere le loro pubblicità martellanti dei mesi precedenti, sulle tv inglesi, per accaparrarti gli inviti. Certo che per chi non è inglese e nemmeno utente BT la cosa era impossibile.

L’impressione che ne abbiamo tratto dei Giochi visti dagli inglesi è stata di una self celebration, di un’attenzione troppo nazionalistica fatta di orgoglio vero ma anche furba ed utile propaganda, per tener buoni i propri residenti regalando loro servizi (e biglietti) per la sopportazione degli inevitabili cantieri che l’evento porta; un messaggio della periferia più povera e fuori dal benessere della city, l’abbiamo trovato e fotografato nei pressi del parco olimpico, proprio di quel East End che vede con sospetto le opere di riqualificazione del loro territorio.

La scritta non mi trova d’accordo: tutti, residenti ed ospiti, abbiamo comunque goduto del più grande spettacolo del mondo, e non c’è motivo di recriminare per quanto questi Giochi hanno lasciato a Londra, ne rimarrà un grande ricordo.

E questo trittico critico sui Giochi di Londra vuole essere onesto e smentire, ad esempio, anche notizie negative ed allarmistiche, come l’enorme difficoltà di accesso agli impianti per colpa dei controlli: i varchi erano molti, le file brevi, i metodi, simili a quelli dell’aeroporto, per nulla sgradevoli anzi molto cortesi.

E visto che avremmo preferito più attenzione verso gli ospiti, non solo per rispetto dei tanti soldi spesi per i pochi biglietti a loro dedicati (oltre che per il viaggio ed l’albergo), ci prendiamo come souvenir il motto dedicato ai giovani britannici “Inspire a generation”, sperando di averlo fatto anche un po’ nostro.

 

Rosario De Cesare

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