Autore: Francesco Facchini

Di professione #sharindaddy, racconto storie da 30 anni. Ho un futuro dietro le spalle fatto di un Mondiale e due Olimpiadi, ma anche di esperienze giornalistiche in ogni tipo di medium (oh, è latino, mi raccomando). Amo il calcio, quello vero, ma da quando ho visto la fiamma olimpica non mi sono più riavuto.

MILANO. Bene, bene, finalmente si può chiacchierare di sport vero e non di calcio. Già, perché questo di Olympialab è lo sport, mentre il calcio è altro, ben altro. In questa sede lo farò in prima persona e senza remore, per cercare di offrire una visione senza filtri delle cose che vedo e per cercare di coltivare la speranza, denunciandole, che lo sport resti il più pulito possibile (sono un pazzo, ok, se volete potete scrivermelo di persona alla mail f.facchini@olympialab,com). La mia punta di spillo iniziale vuole andare a due personaggi di vertice dello sport italiano che si chiamano…

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DOPING AND CO. L’allarme è di quelli preoccupanti e arriva dal capo… quindi. Stiamo parlando delle parole dette da John Fahey, gran boss della Wada, agenzia mondiale antidoping, nel corso di un’audizione presso una commissione del parlamento francese che si occupa delle tematiche legate al doping. Davvero rosso l’allarme lanciato: “La Wada e la lotta al doping mondiale hanno bisogno di risorse – ha detto Fahey -: come potete pensare che la nostra battaglia possa raggiungere risultati efficaci con meno di 30 milioni di euro di budget annuale? Questo non è realistico. Noi vogliamo proteggere la salute dei giovani atleti…

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CANOA. Beh, bisogna dirlo, la canoa è scesa nelle acque della politica italiana e si sta battendo molto bene. Come? Con Iosefa Idem, la “ministra” dello sport del Governo Letta, ma anche con Antonio Rossi che, dopo aver raccolto trionfi olimpici ed essere entrato nella storia dello sport italiano, ha appena iniziato un’esperienza come assessore allo sport della giunta regionale diretta da Roberto Maroni. Olympialab lo ha incontrato e si è fatta raccontare come si viva la vita del politico, dopo aver vissuto quella dell’atleta. Sorprendenti le risposte.

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TIRO A SEGNO. Nicolò Campriani è un uomo profondo e un campione vero. Nell’ultima Olimpiade ha conosciuto il trionfo: oro e argento, due successi che lo hanno consegnato alla leggenda del suo sport. Negli ultimi tempi, però, sta conoscendo un altro successo con il suo libro “Ricordati di dimenticare la paura” (Strade Blu, Mondadori, euro 17) scritto con l’aiuto del giornalista di Repubblica Marco Mensurati. Ecco la presentazione tratta dal sito dell’editore milanese. “Una carabina sgangherata, un manuale di tiro scritto in cirillico («ma con molte illustrazioni»), un bersaglio perennemente occupato da una coppia di colombi che ha fatto il…

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TIRO A SEGNO (Monaco di Baviera). La pattuglia di tiratori azzurri porta a casa un altro buon risultato in coppa del mondo dalla tappa appena conclusa a Monaco di Baviera. Nell’ultima giornata di gare, specialità carabina tre posizioni, il legnanese Marco De Nicolo ha chiuso con un buon quinto posto terminanto la sua gara a 422 punti. L’oro è andato al serbo Nemanja Mirosavljev con 454.5, argento al norvegese Ole Kristian Bryhn con 453.9 punti e bronzo allo svizzero Marcel Buerge con 441.6 punti. Davvero brutta, invece, la giornata dell’altro azzurro, Enrico Pappalardo. Nella gara della pistola 10 metri fra…

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VOLLEY (Milano). Il presidente della Federvolley Carlo Magri è uno che non le manda proprio a dire. Alla presentazione del campionato del mondo di volley donne che si svolgerà in Italia nel 2014 ha avuto parole molto dure sulla situazione degli impianti in Italia che hanno obbligato il comitato organizzatore a fare scelte blindate per le assegnazioni delle venue di gioco. “E poi diciamolo – ha proseguito il n°1 di Federvolley -. A Roma si gioca in un palazzetto bello, sì, un opera di un grande architetto, ma è il caso di riammodernare il tutto visto che è stato fatto…

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